| Vincenzo Bellini è oggi onorato da un museo che si trova nella sua città natale di Catania in Sicilia (ndr: Piazza Dusmet, di fronte alla chiesa di San Francesco). Sembrava destinato a diventare un compositore, e guidata da suo nonno, anche egli un compositore, ha scritto il suo primo pezzo a sei anni di età.
Nel 1819 si recò a Napoli per il Conservatorio di San Sebastiano, ma per un ragazzo di tale promessa si rivelò lento nella crescita. Vari pezzi minori datano da questi giorni, ma solo quando rivoltosi all'opera scrisse «Adelson e Salvini» scopri che essa era la forma più congeniale a lui.
Il suo lavoro ebbe un enorme impatto sull'impresario Barbaia che nel 1827 gli commissionò «Il pirata» per il teatro La Scala di Milano. Il Pirata illustra bene lo stile di Bellini,a favore di una pura e semplice linea vocale. Questa piaceva tanto a suo maestro Zingarelli, che aveva sempre messo in guardia i suoi allievi contro la musica di Rossini, sostenendo che le linee vocali eccessivamente fiorite erano fisicamente pericolose! Bellini s'aspettava dai libretti per le sue opere di avere trame semplici con in movimento rapido, ed in questo il geniale drammaturgo Felice Romani si rivelò un partner ideale. (Dopo Il Pirata)la seconda loro collaborazione nel 1830 è l'opera «I Capuleti ed i Montecchi». Una versione di Romeo e Giulietta quella del Romani esageratamente melodrammatica per soddisfare ai gusti popolari dell'epoca.
Il partenariato si rivela fecondo ancora con «La sonnambula». Questa volta l'inserimento di un accenno di canzone popolare dell'epoca rese l'opera un successo in un attimo. «Norma», premiata lo stesso anno 1831, fu ancora accolta molto bene, chiaramente per i sentimenti ribelle che conteneva, in particolare nel coro finale "Guerra, Guerra". Oggi l'aria più noto è "Casta Diva", in cui la linea pura del soprano vola a solo sopra il coro.
La sua dedica all'Opera non tiene Bellini al riparo degli affari del cuore, e dopo aver fallito un primo amore a causa dell'opposizione dei genitori, egli porta la sua attenzione su Giuditta Turma. Il rapporto dura cinque anni, malgrado la giovane donna sia sposata.
Dopo Norma, Bellini e Romani si litigano e Bellini scrive la sua ultima opera, «I Puritani» con Carlo Pepoli. Se il libretto è povero, le carenze sono più che compensate dalla bellezza delle melodie, dalla maturità dello stile di Bellini, e dalla magnificenza della Prima all'opera: è un altro trionfo. Dopo l'estenuante lavoro per comporre e mettere in scena «I Puritani», Bellini è improvvisamente colpito da una malattia letale, e muore nel 1835, all'età di solo 34 anni. Il suo posto nella storia della lirica è dovuto non solo alla bellezza della sua opera, ma Bellini è considerato come un precursore del genio di Giuseppe Verdi. |