La storia dei castelli in Sicilia è storia di ampio respiro. E questa scheda riassuntiva non pretende per nulla essere esauriente dell'argomento.
Tutto comincia nell'entroterra siracusano, nella famosa necropoli di Pantalica. Ivi è collocata una tra le più singolari realtà dell'archeologia isolana: l'Anaktoron, ossia Palazzo del Principe. Trattasi di una struttura tipica della civiltà minoica, riconducibile alla cultura del palazzo, con riferimento a quello di Cnossos. La Sicilia vanta, di fatto, un retaggio culturale anche con Creta della quale ha ereditato la leggenda del minotauro, il quale epilogo vuole Minos sia morto in Sicilia, ustionato a morte dalle figlie del mitico Re Kokalos. Ma Gela, la prima città fondata da coloni provenienti da Rodi e da Creta, vede il giorno solo nel secolo VIII. La più importante tra le sue apoikiai, Akragas, fu fondata un secolo più tardi dai Geloi con rinforzi venuti dalle terre d'origine, Creta e Rodi quindi. La presenza dell'Anaktoron a Pantalica risale invece al secolo XIII a.C, e pur rivelando una cultura minoica, non centra nulla con la futura massiccia presenza cretese sulle coste meridionale della Sicilia. In età del bronzo, la probabile commissione di un palazzo da parte dell'anax (principe) locale, regnante su un mondo segnato dalla cultura micenea, ad un architetto straniero di cultura minoica è la più sicura ipotesi nello stato attuale delle ricerche.
La Sicilia antica, dopo questo primo e significativo esempio, non vanta architettura palaziale e/o di difesa, all'eccezione delle mura attorno alle città E a riguardo, dobbiamo citare nuovamente la cultura minoica e la città di Gela, le quale mura sono celeberrime. Troviamo in tutta l'isola traccia di quella premura difensiva, di cultura fenicia come a Marsala, Mothya e Solunto, greca a Tyndaris, Akragas, Siracusa tra tanti altri siti.
E la fine del secolo V a.C. che segna il vero esordio dell'architettura difensiva complessa con la costruzione del Castello Eurialo sul promontorio che domina Siracusa. Voluto da Dionisio il vecchio, Eurialo protegge la città sull'unico suo lato debole, a monte dell'epipolis, ossia la fase di urbanizzazione pià lontana dal centro (l'isola di Ortygia), ma ad immediato contatto con l'akropolis, zona di culto ricca di templi e di un teatro tra i più noti del mondo greco.
La struttura di questo castello di ben 15000 mq stupisce per la modernità. In solo sei anni furono eretti ben 5 kilometri di mura protettive, scavati tre fossati, elevate cinque torri, un ponte levatoio, un sistema difensivo ad imbuto e a tenaglia, delle cisterne, delle gallerie sotterranee per, senza rumore e senza essere visti, giungere ovunque nell'apparato di difesa all'insaputa del nemico.
L'Eurialo ci appare quindi come un riassunto dell'insieme delle tecniche di difesa note ai Greci in quel tempo, inclusa una straordinaria gestione dell'acqua: in loco con delle ampie cisterne connesse a delle adduzioni d'acqua sotterranea proveniente dai Monti Iblei,capace di alimentare tutta la città ed il circondario.
Con l'arrivo dei Romani nel secolo III a.C., passiamo dalla sedentarietà ellenica vissuta dentro i centri abitati, di principio muniti, alle regole di un esercito in movimento. Con somma intelligenza, Ierone II di Siracusa affida ai Romani la guerra che non ha i mezzi di fare contro Cartagine e diventa pure il primo alleato e fornitore dell'esercito di Roma. La Sicilia diventa cosi il granaio di Roma. Questa è l'epoca della decima, imposta magnifica ed equa ideata da Ierone II (vedi articolo nelle nostre pagine su Cicerone).
Con l'esercito romano, il potere risiede fuori le mura delle città, nei castra in aperta campagna, sempre posti comunque in posizione scelte. L'attenzione non è rivolta tanto alle città quanto alle strade. In effetti, diventano indispensabili dei collegamenti veloci tra i vari presidi militari. Nasce cosi la rete viaria che segnerà per secoli la Sicilia ad immagine di ogni altra regione dominata dai Romani.
Alcune postazioni sono di notevole interesse, come ad esempio Corleone, importante nodo viario a controllo di tre "vallate": l'altopiano che porta in direzione dell'alto Platani e poi ad Agrigento, la ricca vallata che porta verso il Sosio e di seguito Ribera o Sciacca, l'immensa estensione territoriale verso il Golfo di Castellammare, che probabilmente era una macchia boschiva, trasformata dai Romani in latifundium adibito a coltivazione estensiva di grano duro. E cosi ci è stato tramandata fino ad oggi.
E fuori dubbio per me che Corleone provenga proprio da Cuor Legionis, termine riscontrato anche altrove nel mondo romano, come in Inghilterra lungo il Muro di Adriano.
A Palermo, il castrum romano sembra costituire la base più antica del K's'r di epoca musulmana (secolo IX), diventato poi castello dei Normanni.
Le torri di guardia. Con i Romani grande attenzione è portata alla sorveglianza delle coste e nasce la prima espressione della cinta di torri attorno alla Sicilia che sarà arricchita nei secoli successivi fino a comporre uno dei patrimoni architettonici più ricco e significativo della Sicilia, oggi per lo più scandalosamente lasciato in un vergognoso stato di abbandono ! 20 anni in Sicilia mi hanno convinto che basterebbe per salvare il tutto una legge seria di cessione ai privati con rispetto di determinati vincoli debitamente controllati.
I torrioni di avvistamento rivelano la costante preoccupazione della Sicilia per le sue coste. La storia non farà altro che dare conferma a questo pericolo. Alle torri romane si aggiungono quelle arabe, poi quelle normanne. L'ultimo grande periodo di costruzione si verificherà con le torri di Carlo V (tra tante altre, citiamo Palma, Sciacca, Porto Empedocle, Trapani.)
Dopo un secolo V assai poco documentato sulle invasioni barbariche, i Bizantini giungono in Sicilia ed Italia meridionale con la spedizione di Bellisario. A tale periodo che dura dall'inizio degli anni 500 fino all'arrivo dei Musulmani (828 a.D) risalgono alcune tra le più antiche chiese dell'isola, maggiormente sulla costa ionica. Cosi come due castelli, a Bronte ed a Siracusa, a memoria di Maniakès, generale vittorioso sui Musulmani, anche grazie all'appoggio dei Normanni (i quali come ricompensa dei loro meriti non riceveranno il dovuto compenso !). Il dominio bizantino della Sicilia sarà affare militare più che affare di Stato. Le fonti più note a riguardo sono arabe e rivelano un grande impegno nella protezione navale dell'arcipelago. Sembra non esistere un piano preciso di controllo amministrativo e politico del territorio. Quindi non c'è da stupirsi se il contributo essenziale dei bizantini non consiste in creazioni originali, ma in restauri di pre-esistenti edifici, castelli, palazzi e mura (come nel caso di Selinunte).
Sara proprio con la loro straordinaria opera di ricupero dei templi antichi che i Bizantini lasceranno il loro contributo più significativo alla ricchezza del patrimonio siciliano. La conversione al culto cristiano del tempio della Concordia ad Agrigentum, e dell'Athenaion di Siracusa è un magnifico esempio non solo di architettura conservativa, ma pure di buon senso. In effetti, tenuti a rispettare le leggi di Teodosio, da Cristiani erano in dovere di distruggere ogni traccia degli antichi "paganesimi". Se cosi fossero andate le cose, il Mediterraneo avrebbe avuto ben poco da farvi vedere oggi giorno !
Una rarità: a S. Pietro, lungo la statale Palermo - Agrigento tra Lercara e Cammarata, si trova una fattoria di origine bizantina, oggi adibita ad uso privato. La testimonianza è cosi rara che va segnalata, pur non rientrando nelle preoccupazioni del presente articolo.
I Musulmani hanno segnato tantissimo la Sicilia, anche in termine di costruzione civile e militare. Tra i tanti esempi, citiamo i "qanati", ovvero gli acquedotti sotterranei, degni eredi di quelli greci dell'antichità Palermo in particolar modo vanta una rete di qanati che sarebbe ancora perfettamente funzionante se non per colpa dell'abusivismo edile degli anni 70 che in tanti punti l'ha distrutta. I Musulmani hanno portato il loro gusto delle forme sinuose, seducendo il mondo romanico. Perfino nell'arte delle cinte murarie, come quella inespugnabile di K's'r Ianni (Enna), irta di torri a punto di dare l'impressione di un serpente di pietra. Lo stesso Palazzo Reale dei Normanni rivela ogni tanto le sue origini arabe: dopo il terremoto del 2002, una stanza rivelò che il muro sempre considerato interno nascondeva invece un'antica finestra di epoca musulmana. Il muro dell'antico K's'r non corrisponde quindi alle pareti lineari del fabbricato normanno (o ancora più tardo) nato in seguito.
Nota: Il modo di amministrazione dei Musulmani ed in particolare la netta e pacifica divisione tra il mondo rurale e la città non poneva come necessità assoluta la chiusura delle città n‚ quello dei feudi (alqeras). A contrario di quanto non era invece la consuetudine nel mondo cristiano, dove il peso fiscale, l'obbligo di leva e di corvè, tra altre prepotenze, pesava sulle campagne, la città non era nemica del contado. Il mondo occidentale ha imposto la città come baricentro della società, spesso con arrogante disprezzo nei riguardi dei contadini, considerati in Europa fino al secolo XVIII come poco più che animali. Possiamo spiegare anche da questa sua scarsa difesa il facile e sistematico smantellamento dell'agro arabo in tutta la Sicilia occidentale a partire del regno di Guglielmo II Altavilla, con apice a mano di Federico II.
Alcune eccezioni: a Mers el Allah (Marsala), ove la cinta muraria ricupera il tracciato antico delle mura puniche e romane; Palermo con la città munita di Halisa sulle sponde meridionale del Kemonia; la già nominata K's'r Ianni, importante nodo viario e spartiacque tra le tre vallate, individuate con grande perspicacia e dovizia proprio dai Musulmani: val Demone, val di Mazara, val di Noto.
In seguito, la tendenza alle mura difensive si farà sistematica qualora le rivolte popolari cominceranno ad essere indirizzate contro la popolazione musulmana (non a caso, dalla rivolta di palazzo guidata da Matteo Bonello nel 1160).
Cosi Kalat el maut (Alcamo), Kalat Balut (Caltabellotta), Kalat Garun (Caltagirone).
E strano considerare che l'essenziale dell'architettura araba tramandata alla storia sia quasi sempre di epoca Normanna. Poche sono le testimonianze di sicura fattura araba: dei bagni a valle di Cefala Diana, alcuni archi a nicchia dell'antica moschea di Sutera, una città poco documentata nel bosco di Alcamo, e in parte l'antica posta già Romana di Calatubo. La Sicilia centrale ed orientale è più felice da questo punto di vista con alcune postazioni militare, non solo per la sorveglianza del territorio ma pure per accogliervi i contadini in caso di necessità, come a Castelmola, Pietraperzia. (segue)